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Dialettologia tipologica (sincronica) - Le anfizone

Il concetto di amfizona si applica alla ristrutturazione di domini linguistici neolatini tramite la formazione di una serie di aree marginali di semplificazione sistematica, accompagnata a fenomeni di erosione periferica, in questo caso in seguito a contatto prevalente col veneziano.
Ad una amfizona veneto-friulana in senso stretto, all'interno del dominio linguistico friulano, se ne collega una piu' ampia, definita "fascia di transizione occidentale veneto-friulana" (varieta' che rientra nel 'friulano occidentale' assieme al friulano occidentale comune, al friulano della fascia nordoccidentale del basso Tagliamento, all'asíno, al tramontino e all'ertano), in cui la fondamentale struttura fonologica del friulano non e' piu' completamente riconoscibile (FRANCESCATO 1966).
Secondo il Frau il limite di queste due sezioni correrebbe all'incirca lungo una linea che, da Cordovado, congiunge i paesi di Teglio Veneto, Gorgo, Fossalta di Portogruaro, Vado, Giussago, Rivago, Lugugnana, e che corrisponderebbe al percorso della roggia di Lugugnana, la quale giunge al mare all'altezza di Porto Baseleghe, dopo aver preso il nome di Canale dei Lovi.
In prospettiva diacronica quindi il "diasistema" veneto-settentrionale risulta caratterizzato lungo l'arco alpino, da nord-ovest a sud-est, da ampie zone di transizione, a partire da quella trentina per arrivare sino alle interferenze della fascia planiziale friulano-veneta.
A Nord il trevigiano-bellunese sfuma senza una netta linea di demarcazione nel dominio linguistico ladino centrale, a cui si collega attraverso una vasta amfizona ladino-veneta. Sulla scorta di approfondite ricerche la scuola romanistica e dialettologica patavina ha potuto appurare che "le grandi strutture areali non vanno in senso orizzontale lungo il crinale alpino, ma adattandosi alla disposizione nord-sud delle vallate e dei sistemi orografici, assumono un aspetto verticale (ZAMBONI 1977:103)". Viene evidenziata quindi con chiarezza la stretta affinita' diacronica esistente tra il veneto settentrionale, il ladino dolomitico-atesino e l'alto trentino e, piu' ampiamente, l'esistenza di una romanita' "italica" costituita da aree venete, trentine e lombarde.
Tale acquisizione, corroborata da recenti e complessi scavi sintattici, ha messo in grave crisi il mito a lungo propugnato dell'unita' linguistica ladina.
Non stupisce pertanto che caratteristiche tipiche del veneto settentrionale antico "si possano ancora ritrovare in aree periferiche conservative nella zona prealpina e alpina, che mantiene spesso fenomeni linguistici (soprattutto il lessico) da tempo abbandonati nelle citta' e nella pianura (PELLEGRINI 1977:357)", o piu' ancora che raccolte lessicografiche in zone isolate del trevigiano settentrionale, come ad es. il Dizionario del dialetto di Revine-Lago, abbiano evidenziato fenomeni cosi' arcaici "da apparire a studiosi inesperti di tali problemi quasi dei trapianti di 'colonie ladine' nelle Prealpi (PELLEGRINI 1982:9)".
Trova ulteriore impulso quindi la necessita' che si continui a perseguire anche il filone "archeologico" della ricerca dialettologica, in uno sforzo di registrazione e recupero di quanto ancora si ignora, e cio' e' tanto piu' vero proprio per la parlata trevigiano-bellunese, in relazione al ruolo fondamentale di snodo che essa ricopre fra i vari domini della Cisalpina.
In particolare l'amfizona ladino-veneta fu esplorata per prima dall' ASCOLI:1873 (il fondatore della dialettologia scientifica italiana) nei suoi Saggi Ladini, e divenne, in seguito, sulla scorta dei lavori di eminenti linguisti quali Salvioni, Battisti e Tagliavini, ma soprattutto di indagini dirette, uno dei terreni privilegiati di studio di G.B. Pellegrini, di cui si citano almeno PELLEGRINI 1947-48; 1954-55; 1982a; e i numerosi studi contenuti nelle sillogi PELLEGRINI 1972, 1975, 1977. Per un bilancio e una approfondita riconsiderazione attuale dei problemi posti dal ladino-veneto cfr. gli Atti del Convegno Internazionale di Belluno 2-3-4 giugno 1983 (PELLEGRINI-SACCO 1984), con gli interventi di Pellegrini, Zamboni, Frau, Croatto, Pallabazer, Rossi, Pfister, ecc.
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