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Dialettologia storica (diacronica) - Ripartizione dialettale all'interno del diasistema veneto

IL CASO DELLE INTERDENTALI
Sulla base delle dinamiche di cui si è precedentemente parlato i patois vengono attirati generalmente verso i piu' vicini centri d'attrazione in modo tale che, ad es., nell'ambito del gruppo dialettale veneto-settentrionale, Belluno e Feltre irradiano modelli in qualche punto diversi, all'interno di un sistema pressoche' identico.
Oppure -citando un caso a noi piu' vicino, e ancor piu' eclatante perche' situato in una zona maggiormente esposta alla koine'- la citta' di Treviso presenta una parlata cittadina (anch'essa tuttavia in regresso di fronte all'avanzata dell'italiano regionale) molto simile al veneziano e molto diversa dai centri minori come Conegliano, Vittorio Veneto Oderzo e Motta, che costituiscono i punti d'incontro per le parlate della cosiddetta "sinistra del Piave". A loro volta queste parlate sono provviste, rispetto ai centri di Conegliano, Vittorio Veneto, Oderzo, Motta, di notevoli tratti rustici, anche se -in apparenza paradossalmente- sono piu' vicine al centro d'irradiazione della koine'.
Ma esiste allora , sempre, un centro propulsore delle innovazioni al quale gli altri dialetti veneti, prima o poi obbedirebbero? Probabilmente, nella lunga durata, i dialetti "periferici" dovrebbero effettivamente essere investiti da tale dinamica. In realta', la koine' stessa e' destinata a diventare sempre piu' italiano regionale e sempre meno dialetto.
E comunque non dobbiamo pensare che altri sistemi dialettali veneti -al di la' del veneziano- non abbiano tentato di resistere all'omologazione operata dalla koine': trasformandosi essi stessi in un "piccola koine' alternativa" in grado di aggregare altri sistemi minori e di riscuotere favori presso le zone laterali vicine.
Emblematico in questo senso e' il caso delle interdentali (sorda /T/ e sonora /D/). A Venezia non si e' mai pronunciato Tinkue "cinque", mentre in molte altre zone del Veneto, e per molti secoli, le interdentali - il tipo Tinkue invece di sinkue, il tipo meDo "mezzo" invece di mezo- hanno riscosso notevole successo. Vi erano due veri e propri sistemi a confronto.
Ora, infine, il sistema delle interdentali ha ceduto alla koine', ormai il tipo sinkue trionfa su Tinkue, anzi la pronuncia interdentale e' considerata proprio il tratto forse piu' rustico e arcaico del dialetto, assolutamente da evitare e oggetto di derisione.
E anche la terza possibilita' che si era sviluppata -anche e soprattutto nelle zone "liventine"-, cioe' la pronuncia a costrittiva dentale forte, quasi affricata, del tipo tsinkue, e' ormai in regresso sotto l'incalzare della pronuncia di koine'. Questi fenomeni di ristrutturazione e di ottimizzazione delle grammatiche dialettali avvengono all'interno di sistemi linguistici.
Allo scopo riprendiamo in considerazione le interdentali, tratto assai tipico anche del veneto-settentrionale ed esito derivante storicamente da C e G davanti a vocale palatale, da J e dai nessi CJ, GJ, TJ, DJ.
Nel 1985, uno studioso americano Edward Tuttle ha spiegato in termini di pressione strutturale l'evoluzione della coppia interdentale.
Secondo Tuttle la pronuncia apicoalveolare (tipica ora dei dialetti veneti) di /s/ e di /z/ (rispettivamente [s'] e [z']), arretrata rispetto alla pronuncia corono-dentale dell'italiano standard, sarebbe molto antica poiche' ha assorbito la coppia costrittiva alveopalatale */'s÷'z/, presente nell'inventario neolatino cisalpino.
In quanto primaria, cioe' derivante da S-/-SS- e -S- rispettivamente, la coppia /s'÷z'/ costituiva la coppia di costrittive fondamentali non marcata, e anche nel sistema veneto si distingueva dalla coppia arretrata */'s÷'z/ (da -SSJ- e -SJ- rispettivamente), che subi' la sorte anzidetta.
Poiche' nel Veneto le affricate palatali /ts'÷dz'/ (da CL, GL, LJ) non si erano ancora sviluppate quando avvenne questa fusione, il sistema delle fricative e delle affricate del veneto antico, da cui si svilupparono le interdentali, si potrebbe ricostruire cosi':

ts (ts')
dz (dz')
f s'
v z'

Quando comincio' la semplificazione delle affricate si sarebbero presentate due possibilita' (che provo a schematizzare):

I possibilita' (sottosistema veneziano)

1) 2) 3)
ts °
dz °

s' s s' °Ò s'
z' z z' °Ò z'

Si crea, dapprima, una nuova coppia costrittiva anteriore dentale accanto a quella antica piu' arretrata (2); ma le due coppie sono troppo vicine per una opposizione fonematica duratura e dopo qualche secolo l'opposizione /s÷z/ e /s'÷z'/ si fonde a favore della coppia arretrata (3).

Ma c'era una seconda possibilita', manifestatasi su un territorio veneto assai piu' vasto:

II possibilita' (sottosistema ad interdentali)

1) 2a)

ts °
dz °

s' T s'
z' D z'

oppure:

2bi) 2bii)

°
°

s s' TÐ ° s'
z z' DÐ ° z'

I continuatori di /ts÷dz/ avanzano a interdentali, ottenendo un'opposizione piu' spiccata rispetto alle antiche costrittive di base, con un processo, o diretto, di dentalizzazione immediata, per il sovraccarico potenziale dell'asse costrittivo (2a), o attraverso il passaggio a /s/ e /z/ (2bi), avanzate poi a /T/ e /D/ sotto la diretta pressione di /s'÷z'/.
Quindi, in quanto la coppia /s'÷z'/ ha spinto, in forma diretta o indiretta, per massimizzare i tratti distintivi tra fonemi, Tuttle non accoglie l'ipotesi di Trumper - secondo la quale le articolazioni [T] e [D] si sarebbero riscontrate anticamente anche a Venezia citta' come fase iniziale che avrebbe preceduto la fase /s÷z/ -, proprio perche' si sarebbe trattato di un avvicinamento tra coppie di fonemi che altrove si faceva di tutto per allontanare.
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