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Dialettologia filologica (storica) - Testi dialettali antichi veneto-settentrionali

Il testo dialettale veneto-settentrionale più antico è rappresentato dal Ritmo bellunese del 1193: esso ricorda la fortunata spedizione di un gruppo di armati bellunesi e feltrini contro i trevisani, che avevano costruito nella valle del Piave dei fortilizi per tutelare il loro dominio da poco acquisito:

De Castel d'Ard / av li nost bona part.

I lo getà / tut intro lo flum d'Ard:

Sex cavaler / de Tarvis li plui fer

Con sé dusé / li nostre cavaler

Vi si nota la conservazione dei nessi con /l/ (flum, plui), il perfetto di III persona in /-à/ (getà), oltre a con sé dusé, forse la conservazione di /-s/ in sex cavaler, la caduta del vocalismo finale (part, Ard, Castel, fer, cavaler)

Per il trevisano trecentesco abbiamo pochi e brevi testi ma molto significativi per ricostruire la schietta parlata locale: essi sono il sonetto trevigiano del codice colombino di Nicolò De' Rossi e la Canzone di Auliver.
Il sonetto tarvisinus del Canzoniere di Nicolò de' Rossi fa parte di una tenzone tridialettale veneziano-padovano-trevigiana. Eccolo nell'edizione di F. Brugnolo:

TARVISINUS

Sier Guerç e sier çanin, ye pur ge diray

quel che me 'n par, e no las per nesun.

No tençonà plu, cha Dio ge vad' a lay!

Voi sed gnes citadin de boi comun.

An calo mì noela: che senpremay

quist Padeguai e Venèdes caus' à en un!

Ye son Liberal, che sta a Samt Palay:

un fant masclo, anch'ie ve para brun.

çòn a l'ost, maidè, s'el par a voy!

Ye ge farai de ponta e de calcagn,

que diançol, en son de cerpeduye.

Noi seròn tre, diepo ig serà pur doy:

'n i guagnieli!, 'l me no serà tamagn

che ye no 'l sburlo a le brancaduye!


Traduzione
Trevisano: Signor Guercio e signor Zanino, anch'io vi dirò la mia opinione, che non delego ad altri (o: che nessuno può togliermi dalla testa). Non tenzonate più, che Dio vi assista! E sì che siete cittadini di illustri e importanti comuni: Ora tocca a me dire una cosa (fare una dichiarazione): e cioè che questi Padovani e Veneziani non fanno altro che litigare fra loro! Io sono Liberale, che sta a San Pelagio: un giovanotto vigoroso, anche se ho un aspetto un po' sbattuto: E andiamoci alla guerra, vivaddio, se è questo che volete! Io vi terrò dietro in tutto e per tutto, che diavolo, a suon di … potature. Noi saremo tre, mentre loro saranno sempre soltanto due: per i vangeli, non saranno per me tanto grandi che io non possa stenderli non appena li avrò tra le mani!


La canzone di Auliver è trasmessa dal codice Vaticano Barberiniano 3953 che accoglie il Canzoniere del de' Rossi messo assieme verso il 1325-35. La canzone è composta di cinque strofe di endecasillabi, e la disposizione delle rime trova riscontro nella lirica provenzale. Riportiamo solo la prima strofa nell'edizione di G.B. Pellegrini:

En rima greuf a far, dir e stravolger,

(con) tut che deli savii eu sia il men savio,

volgr' il mio sen un poch metr' e desvolger,

ché de ço far ai trop long temp stad gravio;

che l' me conven sul lad dei plangent volger

a cui Amor se mostra fello e sdravio,

che sempre mai li soi destrusse e pugna;

und'eo tengn mat quel ch'in tal ovra frugna;

ché quand el def bon guiderdon recever,

se non de mal aver se po' percever.

Traduzione
Nonostante che io sia il meno savio tra i 'savi', vorrei un po' rivolgere il mio seno ad una rima difficile a fare, dire e modulare poiché di ciò (fare) sono stato da troppo lungo tempo desioso; cosicché mi conviene dirigermi dalla parte di coloro che si lamentano, ai quali Amore si mostra malvagio e traviato ché continuamente i suoi (fedeli) annienta (?) e combatte; per cui ritengo sciocco colui che bazzica in tale attività; infatti, quando deve ricevere buon guiderdone, non si può accorgere d'altro che di aver avuto del male.
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