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Toponomastica - Toponomastica veneta

I principali filoni toponomastici (da Dante Olivieri, Toponomastica veneta, 1961)

1) Nomi locali da nomi personali:

a) da nomi personali dell'età romana rimasti alla loro forma primitiva,

b) derivati da nomi di persona latini per mezzo di suffissi (-ano, ecc.),

c) da nomi di persona germanici,

d) da nomi di persona ebraici o cristiani, e da nomi di santi,

e) da soprannomi di persona, sostantivi o aggettivi,

f) da soprannomi di persona verbali od aventi la loro forma,

g) da soprannomi o cognomi di varia origine, anche incerta o sconosciuta;

2) nomi locali da nomi di piante o relativi ad esse;

3) nomi locali da nomi di animali;

4) nomi locali formati da aggettivi;

5) nomi locali attinenti alle condizioni del suolo;

6) nomi locali di varia originazione;

7) problemi etimologici ( anche vari toponimi attestati fin dall'epoca antica).

Quanto ai nomi che si spiegano facilmente attraverso comuni appellativi della lingua o dei dialetti (spesso in una veste fonetica arcaica) e con significati non sempre usuali o conosciuti da tutti, bisogna tenere in considerazione anche i frequenti traslati, cioè l'impiego di trasposizioni metaforiche.


CLASSIFICAZIONE DEGLI AGROTOPONIMI (da C. C. Desinan, Agricoltura e vita rurale nella toponomastica del Friuli-Venezia-Giulia, 1983)

1) AGRICOLTURA
a) Il campo in generale. Campo aperto
b) Terreni chiusi, orti e simili
c) Campo: forme e parti
d) Campo: usi e lavori
e) Proprieta'

2) ALLEVAMENTO
a) Dimora e transito del bestiame
b) Bestiame
c) Pascolo
d) Comunali

3) VEGETAZIONE ARBOREA
a) "Bosco" e simili
b) Alberi da frutto
c) Latifoglie (non fruttifere)

4) DISBOSCAMENTO E DISSODAMENTO

5) TERRENO ERBOSO

6) IMPRODUTTIVI. OSTACOLI ALL'AGRICOLTURA
a) Terreni magri, abbandonati e improduttivi
b) Vegetazione sterposa
c) Vegetazione media e bassa
d) Palude e "terreno bagnato".

Il campo semantico dei toponimi agricoli e' vastissimo, e copre una serie di concetti e valori diversissimi. Vi possiamo includere:
1) i prediali, che abbisognano di una trattazione a se' per motivi linguistici e cronologici;
2) i concetti di 'campo aperto' o 'campo esteso' o 'campo' in generale: essenzialmente le colture estensive (ma certi esemplari designano terreni erbosi)
CAMPAGNOLE, CAMPAGNOLA, CAMPAGNE, CAMPAGNA
Il tipo CAMPUS e' di origine latina e corrisponde di solito al concetto di 'campo aperto', 'coltura estensiva', e a volte anche 'incolto', 'prateria'. Con il suffisso -AN- si forma il derivato CAMPANEA, che reca in se' un significato vagamente estensivo e "aumentativo", 'terreno ampio adibito a coltura estensiva', a 'prato', anche 'incolto', 'brughiera', 'landa'. A differenza di CAMPUS che designa spesso terre sottoposte anche a coltura intensiva, di limitata estensione, pure nelle immediate vicinanze del centro abitato, CAMPANEA e' molto piu' uniforme nelle sue realizzazioni toponimiche perche' predilige i terreni ampi e piatti. Le attestazioni da CAMPUS sono molto antiche e risalgono quasi alle piu' vecchie testimonianze dei nomi veneti in genere. Per lo piu' si tratta di formazioni medioevali, ma in certi casi potrebbere trattarsi di eredita' romane, soprattutto quando appaiono particolarita' linguistiche arcaiche.
3) il concetto di 'terreno chiuso' o 'campo poco esteso': brolo, orto, siepe, giardino, 'chiusura', 'steccato' e i nomi dei principali prodotti tipici dello stesso terreno chiuso. Essenzialmente le colture intensive
A volte non e' possibile operare una netta distinzione tra il dominio semantico del campo chiuso e quello dell'orto, almeno sotto il profilo linguistico. In linea di massima, piu' il terreno e' ristretto, meno spesso figura nella toponomastica, perche' meno influisce sull'insieme del paesaggio.
BROLO deriva da BROGILOS e in origine era una parola gallica, poi passata al latino; corrisponde all'italiano brolo: Il senso generico corrisponde a 'poderetto annesso alla casa, cinto da un muro, coltivato a viti, frutta, erbaggi'.
ORTO dal latino HORTUS significava semplicemente 'terreno cintato' quindi sia 'orto' sia 'giardino'; in seguito il secondo significato fu assunto dal germanico GARDO. Il fatto che HORTUS compaia di preferenza in zone in cui l'agricoltura non costituisce una forma di vita economica importantissima non e' strano, perche' a volte e' proprio l'eccezionalita' di qualche coltura o di una qualsiasi caratteristica del paesaggio che neprovoca l'emergere a livello toponimico.
AD CENTAM (1367) da CINCTA 'terreno recintato' oppure 'cinta fortificata'; come tutti i derivati dal concetto di 'chiusura' vi e' un'ambiguita' di ordine semantico: la 'chiusura' non si riferisce necessariamente a un podere, e allude a volte a recinti per animali, steccati di divisione, e persino a cinte fortificate.
Terreni chiusi e simili: prodotti. Quanto piu' una pianta e' di larga diffusione, tanto meno pare che figuri nella nomenclatura locale. Cio' deriva da una particolare applicazione di quella che si suole chiamare "economia linguistica", e si potrebbe definire "legge della banalita'", per cui i parlanti rifuggono dalla realizzazione toponimica di cio' che sembra loro scarsamente caratterizzante.
Alberi da frutto. Dal solo aspetto linguistico e' virtualmente impossibile distinguere il frutteto trapiantato e la piantagione del bosco spontaneo soggetto a sfruttamento mediante raccolta. In maggioranza si trattava di boschi e associazioni spontanee e semispontanee, perche' l'alberata e la piantata, nei regimi economici deboli e arretrati, rappresentavano risorse minoritarie.
NOGHERE da NUCARIU 'noce': l'adesione di questo toponimo al paesaggio e' scarsa, inoltre la profonda degradazione delle associazioni arboree ad esso collegato testimonia un'opera di disboscamento massiccia e antica. In senso geografico-spaziale non c'e' rapporto preferenziale ne' con gli abitati, ne' con i corsi d'acqua, ne' con altri elementi del paesaggio.
EL PERERO (1367) : il nome dell'albero e' da PIRUS piu' il suffisso -ARIU. Il pero selvatico lascia volentieri tracce toponimiche. L'adesione al paesaggio e' migliore che per MELUS: l'antichita' della famiglia e' notevole quindi ma inferiore, pare, a quella di MELUS.
POMERE (IGM) da POMUS
L'adesione alla geografia e' molto modesta: Si tratta di un toponimo quindi discretamente arcaico.
CORNIOLI (1367) da CORNEULUS
La scarsa coerenza col paesaggio, le frequenti notizie in eta' medioevale, la varieta' fonetico-morfologica dimostrano che il toponimo e' abbastanza antico
MORERIOI (1745) 'gelso' da MORUS
Sono designati soprattutto terreni agricoli e gli aspetti linguistici poco complessi testimoniano una diffusione piuttosto recente.
Latifoglie (non fruttifere)
ROVRI (1367), ROER (IGM) 'roveri, querce' da ROBUR, ROBORE che indica il rovere ma anche la farnia e il cerro. Scarsa adesione alla geografia, caratteri fonetici vecchi testimoniano la grande antichita' della parola, gia' attestata in latino classico.
SALETTUOL, SALETTO, SALGAREDA (1367) 'salice' da SALICTUM e *SALICARIUS, quasi sinonimo di 'boschetto presso un corso d'acqua' per la preferenza che il salice ha per i luoghi umidi. Alcuni documenti di altre zone attestano il toponimo addirittura a partire dall'VIII secolo, e quindi il nome pare sufficientemente antico. Da notare la differenza tra SALICTUM e VINCARIUS: in generale pare che quest'ultimo aderisca piu' volentieri alle localita' minime. Talvolta nella toponomastica generale con SALICTUM sono designati terreni di valore modesto o insignificante, perche' troppo esposti all'azione negativa delle acque.
PAO (1367), PO (1631), PO (1745) 'pioppo' da POPULUS. Toponimo piuttosto antico che designa luoghi vicini a corsi d'acqua, anche se talvolta se ne discosta notevolmente, preferendo i suoli umidi e i terreni di valore modesto.
ONE' (1488) 'alneto' da ALNUS, collettivo. Il singolativo ha un'esistenza ombra, sottintesa dai collettivi, particolarmente nell'uso toponimico. Le profonde modifiche fonetiche dimostrano l'antichita' della sottoserie. In generale i terreni designati sono a volte buoni, a volte mediocri o cattivi. Sono attestati toponimi a partire dal X secolo.
4) disboscamento e dissodamento
Le attivita' del disboscamento, per le modifiche talora violente che apportano al paesaggio, entrano di per se', quasi d'ufficio nella nomenclatura locale. Percio' i toponimi relativi acquistano un peso storico di rilievo fondamentale, in quanto il disboscamento in molti casi prelude al dissodamento e alla colonizzazione agraria. Naturalmente il tipo piu' diffuso e' RONCHI (IGM) da RUNCARE e di solito significa 'poderi su suolo disboscato', mentre il secondo per importanza FRATTA rappresenta semanticamente uno stadio piu' arretrato e generico 'selva abbattuta'. Inoltre, almeno in origine il RONCO designo' un disboscamento piu' "leggero" effettuato con la roncola e finalizzato all'agricoltura, mentre la FRATTA si riferiva all'abbattimento di alberi di alto fusto, verosimilmente con la scure. In gran parte i toponimi del disboscamento si riferiscono al disboscamento una tantum, cioe' all'abbattimento degli alberi; alcune volte pero' riflettono i tagli periodici (cedui); altre volte ancora, ma raramente, si riferiscono a tagli parziali o a potature di rami e fronde. Non si riesce a stabilire un canone di distanza preferenziale dagli abitati, perche' luoghi remoti o appena accessibili si accompagnano ad altri attigui alle abitazioni e anche a paesi e borgate.
RUNCARE ha assunto nei documenti medioevali un autentico valore giuridico (ius ad runcandum).
Se designa ancora il bosco la denominazione puo' essere relativa, in origine, a radure e tratti disboscati, ed essersi estesa per contiguita', oppure puo' derivare da regressioni seriori dal coltivo al paesaggio silvestre, per abbandono.
5) terreno erboso: vi fanno parte i derivati da PRATO e i tipi PASCOLO, CAMPEGLIO e COMUGNA, che partecipano anche alla categoria degli etimi dell'allevamento. Non c'e' pero' una corrispondenza precisa tra la diffusione del manto erboso e quella dei toponimi relativi, e che puo' chiamarsi PRATO anche una insignificante radura in un bosco. Poiche' i terreni prativi sono piu' facili da ridurre a coltura e da edificare che quelli boschivi, numerosi di questi toponimi non definiscono piu' caratteristiche del paesaggio ma aratori, orti, nuclei abitati.
Per PRATO non c'e' corrispondenza se non parziale con le aree preferenziali di altri tipi toponimici relativi al terreno erboso, COMUGNA o PASC o la serie dello sfalcio. Anzi vi e' analogia con CAMPO che a volte designa semplicemente l'aperta campagna incolta.
6) Improduttivi. Ostacoli all'agricoltura Es. zerp da ACERBUS 'terreno improduttivo'
Etimi che riflettono concetti come 'suolo sterile', 'terreno abbandonato', 'palude', 'sterpaglia', 'vegetazione spinosa' e anche molti che alludono alla vegetazione media, in particolare a piante di scarso valore economico, anche se non proprio di ostacolo: felce, canna, giunco, erica. Bisogna escludere i derivati da PIETRA, GHIAIA, GRAVA, SABBIA perche' riflettono si' ostacoli obiettivi, ma sfumano nella pura e semplice notazione del paesaggio. Non vanno nemmeno considerati i nomi dell'albero e del disboscamento perche' la vegetazione arborea, se da un lato impedisce fortemente la coltivazione, dall'altro costituisce una primaria e autonoma fonte di ricchezza.
La vegetazione sterposa pero' ha una funzione non trascurabile nel paesaggio agrario: serviva da recinzione, per tener lontano dai coltivi gli animali. Infatti vi e' un netto rapporto preferenziale tra gli etimi della vegetazione sterposa e gli agrotoponimi.
La vegetazione media e bassa spesso integra l'agricoltura: parecchie erbe mangerecce integravano la dieta vegetale fornita dagli orti.
PALUDE rinvia a:
a) la palude, in quanto suolo impregnato d'acqua
2) le piante palustri in genere, raccolte per fare strame
3) il giunco in genere
E' naturale la preferenza del tipo toponimico per le conche e per le aree basse, dove l'acqua ristagna.
Il toponimo e' piuttosto recente e ricorda la bonifica seriore avviata in eta' basso medioevale e proseguita in eta' veneziana e contemporanea.

Un esempio
IN MACERATA DUAS...: SU UNA QUESTIONE DI TOPONOMASTICA ANCORA APERTA
Il toponimo MASERADA (assai diffuso nel Trevigiano: MASARE', MASERIALTA, MASAROLE, MASAREI, MASERAT) deriva, come si sa, dai termini latini MACERIES, MACERIA piu' il suffisso -ATA, che puo' indicare un determinante collettivo, oppure avere un valore accrescitivo o intensivo.
La prima attestazione del nome MASERADA da noi conosciuta risale ad un documento del 31 luglio 1091 (edito in P.A. Passolunghi, Da Conti di Treviso a Conti di Collalto e S. Salvatore: presenza politica ed impegno religioso della piu' antica famiglia nobile del Trevigiano, in Atti e memorie dell'Ateneo di Treviso, n.s., n.1. a.a. 1983/84, p.31), nel quale il conte longobardo Rambaldo IV di Collalto e sua moglie Matilda fanno delle donazioni al monastero di S. Eustachio di Nervesa (fondato nel 1062): "...nos...Rambaldus et Magtilda...offerimus, donamus et tradimus predicto monasterio sancti Eustachii... in Macerata duas [massaritias]...".
Anche il culto dei santi legati alla cristianizzazione longobarda nelle chiese dei piu' antichi feudi dei Collalto puo' essere un ulteriore elemento probatorio per giustificare le origini longobarde del nostro insediamento.
S.Giorgio (protettore anche della chiesa di Collalto) e' un patrono dal chiaro valore militare, come S. Eustachio e S. Salvatore. Pero', per il fatto di essere sorto presso un fiume, il culto di tali santi potrebbe avere ragioni commerciali, o addirittura, per S. Giorgio, potrebbe trattarsi del retaggio di un precedente culto bizantino, se non ostrogoto, ripreso dai Longobardi, attratti dalle figure di santi guerrieri.
Tuttavia, un periodo chiave per gli insediamenti nel Medio corso del Piave sembra essere il X secolo.
Terminate le scorrerie ungariche, i commerci erano ripresi, la strada da e per Treviso, detta "ongaresca", era ritornata sicura, e lungo questa direttrice, in prossimita' del guado di Lovadina, sulla riva sinistra del Piave in localita' Talpone, era sorto intorno al 1009, l'Ospedale di S. Maria del Piave, che aumento' man mano la sua importanza grazie allo sviluppo dei commerci e dei pellegrinaggi per la Terra Santa.
Il Medio corso del Piave era ormai una via battuta. Dalla rinascita ottoniana (X secolo) a meta' del XII secolo, esso divenne sede di vari stanziamenti, che lo sottoposero ad una graduale azione di bonifica quale non avveniva piu' da secoli.
In prima linea in questa immane opera vi erano i monaci, soprattutto i cistercensi. Essi, portati dalle disposizioni della loro regola a ricercare luoghi incolti, paludosi, spesso presso fiumi privi di argini o foreste disabitate, cominciarono a stanziarsi lungo il Piave e ad impiantare le loro fattorie agricole, dette "grancie" ( in francese granche, grange "granaio") dal latino volgare GRANICA.
E' probabile che in questo lasso di tempo sia sorto il toponimo MASERADA.
Tradizionalmente, partendo da MACERIA "mucchio di sassi", lo si addebita alle particolari caratteristiche delle nostre "grave".
Forse pero' non bisogna operare un accostamento troppo semplicistico del toponimo MASERADA con le GRAVE del Piave.
In effetti dobbiamo considerare i seguenti elementi:
1) I toponimi derivanti da MACERIES, MACERIA sono frequentissimi in Italia e nell'Europa sud-occidentale. Evidentemente, come dimostra un importante articolo di C.T. Gossen (Le destin de MACERIA en galloroman, in AA.VV., Scritti linguistici in onore di G.B. Pellegrini, Pisa 1983, pp.711-719), non stanno certo tutti ad indicare una vasta distesa sassosa in alveo come le "grave".
Partiamo dall'inizio della storia della parola. Nel latino classico MACERIA (o MACERIES), sempre in contesti legati a questioni agricole, designa soprattutto un muro in pietre seccate che serve da recinto all'interno di prati, campi, vigneti e giardini. Analogo trattamento troviamo nel latino volgare.
Poi, piu' in generale, l'ambito semantico del termine si e' allargato ad indicare un muro, una parete in pietra, una muraglia.
Il lessema si e' in seguito sviluppato nelle parlate galloromanze e italiane (mentre sembra estraneo alla penisola iberica) secondo questi quattro gruppi semantici fondamentali:
a) "muro, muraglia, parete"
ad es. MESIERE in Francia "muro fatto di terra argillosa stemperata con dei ciottoli e della paglia, e compressa"; oppure genovese MAXEA "muro posticcio a secco fatto di pietre o sassi per sostenere la terra o per altri usi".
b) "mucchio di pietre, macerie, frana"
ad es. friulano MASERIA e derivato MASARET "accumulo di sassi prodotto da una frana"; comelicano MADHERA "mucchio di grossi sassi".
c) "abitazione (in genere modesta)"
per l'influsso semantico di MANSUS, MANSURA.
d) significati secondari:
a partire dall'idea di "pietra", ad es., MACHIR (Francia) "terreno non coltivato, prato a guaime, letto di un fiume in secca";
a partire dall'idea di "chiusura", ad es., MAISIERE (Francia) "siepe", MAHIR (Francia) "terreno non edificato all'interno di un villaggio";
a partire da quella di "bordo", ad es., MASIERE (Francia) "scarpata, bordo di un bosco, di un fossato, di un fiume", MACHIR (Francia) "scarpata di un fiume".
E' da notare inoltre che la stragrande maggioranza dei derivati galloromanzi e italiani di MACERIA risale al X secolo, e questa e' un'altra ottima prova che ci permette con una certa sicurezza, assieme a tutte le altre deduzioni di ordine storico, di assegnare la nascita del nostro toponimo appunto al X secolo.
Cio' non significa, naturalmente, escludere continuita' di incolato rispetto ad un precedente insediamento. Noi non abbiamo prove che non vi sia stata continuita' fra gli insediamenti centuriati romani (divagazioni del Piave permettendo) e le successive forme di sfruttamento del territorio. Anzi abbiamo rilevato come il culto di San Giorgio potrebbe rassicurarci sulla vitalita' di preesistenze longobarde, o addirittura bizantine (ma esso potrebbe essere di importazione collaltina).
Tuttavia l'esperienza devastante delle incursioni ungariche deve aver segnato una netta cesura, tale da far configurare gli insediamenti posteriori a questa minaccia come una vera e propria rinascita: la rinascita ottoniana del X secolo, che segna l'inizio dell'ascesa della famiglia longobarda dei Collalto e, forse, il primo sviluppo della nostra comunita', cosi' territorialmente contrassegnata.
2) Le GRAVE. Grave e' gia' un toponimo ben preciso, molto piu' antico del nome di Maserada: perche' mai dunque fu introdotto un altro appellativo (cioe' MASERADA) per designare lo stesso referente (cioe' le Grave)?
Il toponimo di base preromana GRAVA e' molto ben attestato in Veneto, nel Friuli e in tutto il dominio galloromanzo.
Tra l'altro compare, non solo col significato di "ghiaia" o di "campagna piena di sassi", ma anche con quelli di "piano d'inondazione divenuto erboso", "terreno sabbioso ai bordi del mare o di un fiume", "sabbia a grana grossa che deriva dalla disgregazione delle rocce", "terreno pietroso", "prato su un terreno alluvionale", "terreno poco coltivato, campo di poco valore", "terra leggera e calcarea".
Insomma, il termine comprende tutti i derivati del campo semantico legato all'idea di terreno ghiaioso o di terreno alluvionale sottoposto alle morbide di un fiume, e simili: proprio cio' che ci aspetteremmo in relazione alle caratteristiche fisiche piu' eclatanti della nostra zona, nella quale l'alveo del Piave e' caratterizzato da una distesa di alluvioni ciottolose solcate da una serie di canali che si dividono e si incrociano.
Invece per identificare l'insediamento fu privilegiato il termine MASERADA, il quale , come si e' visto, permette di spaziare in ambiti semantici diversi, per quanto affini.
Non e' possibile quindi stabilire con certezza a quale precisa caratteristica territoriale rinvii il toponimo, anche se il riferimento all'azione geomorfologica del fiume rimane la piu' probabile.
Si potrebbe forse, sulla scorta del friulano MASERIE (Nuovo Pirona, 578), proporre un significato per il toponimo Maserada che, da un lato, ben si sposerebbe con le caratteristiche pedologiche dei suoli maseradesi, sottoposti a dissodamento nel X secolo, e, dall'altro, giustificherebbe il differenziale semantico rispetto a GRAVE: mucchi di sassi levati dai campi e accumulati sopra un fondo incolto o sui bivi delle strade di campagna.
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