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Metodologia della ricerca dialettologica - Gli strumenti

Come si fa un'inchiesta dialettale per colloquio diretto?
Rispondiamo, sulla base di M. Cortelazzo, Come si fa un'inchiesta dialettale, affrontando le questioni riguardanti:
a) l'informatore;
b) la raccolta;
c) la schedatura;
d) la trascrizione.

A) L'informatore
E' importante la qualità dell'informatore (o meglio, degli informatori), ma non si cerchi ad ogni costo il depositario del dialetto puro: "la purezza di un dialetto, incontaminato da elementi esterni perturbatori della sua originaria struttura, è un mito" (Cortelazzo).
Se un informatore si rivela inadatto o insufficiente per gli scopi della ricerca lo si può sostituire, piuttosto che falsare i dati della rilevazione.
E' importante inoltre il rapporto umano che si instaura tra raccoglitore e informatore. Così pure, a questo proposito, hanno influenza gli strumenti tecnici realizzati durante l'inchiesta: carta e penna, fotografie e disegni, cassette o più sofisticati mezzi tecnici. Spesso il mezzo tecnico usato ingenera diffidenza nell'informatore oppure affiorano difficoltà di interpretazione dell'immagine stampata oppure emergono il timore istintivo del microfono o il sospetto nei confronti della registrazione delle risposte.
E' necessario controllare le risposte di un informatore principale con quelle di altri informatori secondari, interrogati indipendentemente: se esse coincidono potranno ritenersi come espressioni proprie della comunità, se divergono s'imporrà un supplemento di indagine per ricercare le motivazioni della differenza.
Una ricerca dialettale a più marcata caratteristica sociologica ha bisogno di un numero anche esteso di informatori.

B) La raccolta
Il corpus dialettale può essere raccolto, sostanzialmente, in due modi: o ricorrendo a documenti, editi o inediti, stesi con altro fine oppure con fine dichiaratamente linguistico; o radunando il materiale mediante appunto l'interrogatorio di informatori.
Ci si può avvalere contemporaneamente di tutti questi tipi di fonte.
Relativamente ai prelievi dal vivo, si può accumulare casualmente il materiale, ma non sarebbe certo il modo più produttivo per fruirne ai fini di una ricerca. Perciò di solito i rilevatori usano uno schema a griglia, più o meno fitta, che suggerisca le domande da porre, classificate secondo metodici blocchi settoriali (ad esempio la famiglia, la natura, la flora, la fauna, le arti, i mestieri, ecc.).
Esistono dei questionari già collaudati scientificamente per la compilazione di alcuni famosi (e indispensabili strumenti di lavoro per il dialettologo) atlanti linguistici: Essi sono:
a) il questionario dell'Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale (AIS) (oltre 2000 domande);
b) il questionario dell'Atlante linguistico italiano (ALI) (circa 8000 domande);
c) il questionario dell'Atlante linguistico mediterraneo (ALM) (per il linguaggio tecnico di marinai e pescatori).
Al posto del questionario, che presenta sempre rischi di artificiosità di procedimento, si può utilizzare l'inchiesta guidata: se, ad esempio, interessa il linguaggio della fienagione, si induce l'informatore a parlarne genericamente, e i termini del questionario affioreranno più spontaneamente, salvo poi richiedere direttamente i termini eventualmente tralasciati.
Questa tecnica condizionata, può essere sostituita, a seconda delle necessità, anche da quella del brano libero, nel quale l'informatore dice liberamente quello che vuole, rievocando magari qualche episodio importante della sua vita, oppure descrivendo didascalicamente le operazioni che compie quotidianamente, ecc.

C) La schedatura
Per la sistemazione del materiale il ricorso alle schede appare ancora il più razionale e raccomandabile, magari attraverso data base personalizzati.
Soprattutto nelle ricerche lessicali è consigliabile che ogni scheda registri un solo lemma dialettale (od altro elemento unitario se si riferisce a una ricerca non lessicale), con tutti i suoi tratti, e cioè:
a) voce dialettale ricondotta alla base grammaticale con la quale viene comunemente registrata nei vocabolari;
b) indicazione della funzione grammaticale;
c) indicazione dell'eventuale appartenenza della parola ad una determinata terminologia o ad un particolare livello sociolinguistico;
d) località dove è avvenuto il prelievo;
e) datazione della raccolta o della fonte scritta;
f) significato nel preciso contesto;
g) esempio nel quale ricorre la parola;
h) indicazione abbreviata, ma precisa della fonte;
i) annotazioni varie, di qualunque genere.

Ma, di quali parole occuparci? Secondo Cortelazzo non v'è limite alcuno. Quindi, ad esempio, meritano di essere registrati: parole, nessi, modi di dire, proverbi, indovinelli, filastrocche, nomi di battesimo, soprannomi, blasoni popolari, nomi di luogo, ecc.

D) La trascrizione
Un problema sempre vivo è quello della trascrizione. Si consiglia di utilizzare la Grafia Veneta Unitaria proposta nel 1995 da una apposita commissione scientifica nominata dalla Giunta regionale del Veneto: Grafia Veneta Unitaria. Manuale, a cura della Giunta Regionale del Veneto, editrice La Galiverna, Venezia 1995.
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