IL FUTURO DEL DIALETTO

Nel 1991 Gaetano Berruto aveva prefigurato quattro scenari futuri per i dialetti italiani.
Il primo è quello del mantenimento della situazione attuale: due terzi della popolazione conosce e alterna nell'uso, in proporzioni varie, italiano e dialetto; un quarto è monolingue italofono; una piccola minoranza è ancorata alla dialettofonia esclusiva o quasi esclusiva.
Secondo Berruto ciò potrebbe verificarsi poiché l'italiano avrebbe concluso la sua 'marcia di conquista' di strati e gruppi sociali e di situazioni di impiego, raggiungendo la sua massima estensione, mentre il dialetto, ``compresso per così dire dalla lunga marcia dell'italiano a certe fasce sociali e soprattutto a certi domini, vi manterrebbe una posizione relativamente solida e funzionale, in una situazione di bilinguismo bilanciato`` (Berruto, 18).
Il secondo scenario è quello della ``trasfigurazione dei dialetti``: essi si trasformerebbero in ``nuove varietà italo-romanze``, a causa dei massicci fenomeni di italianizzazione a cui sono soggetti e della progressiva scomparsa delle generazioni più anziane. La conseguenza sarebbe la creazione di varietà molto più vicine dei dialetti alla lingua nazionale, con un lessico quasi totalmente mutuato da essa, e strutture superficiali fonetiche e morfologiche basate sulle koiné dialettali. Si assisterebbe dunque alla trasformazione degli attuali dialetti in varietà parassitarie della lingua nazionale, in forza dell'abbandono progressivo da parte dei parlanti della precedente competenza dialettale. Tale avvicinamento all'italiano garantirebbe il mantenimento di queste varietà.
Il terzo scenario è quello, ``prospettato e paventato da molti nel secondo dopoguerra``, della morte dei dialetti. Si tratterebbe del compimento ``catastrofico`` del secondo scenario. Le varietà parassitarie così costituite confluirebbero strutturalmente nell'italiano regionale e, dal punto di vista sociolinguistico, non sarebbero più trasmesse attraverso le generazioni. Si passerebbe dalle situazioni sociolinguistiche attuali di diversificazione ``macrodiglossica`` (come in Veneto) o ``microdiglossica``, a quella che ``gli studiosi anglosassoni chiamano 'polidialettismo': cioè, a una situazione con una lingua unica in tutto il paese, contrassegnata però da numerose varietà regionali (geografiche) e sociali anche spiccatamente marcate, con la stabilizzazione di varietà basse dell'italiano fortemente interferite dal sostrato dialettale`` (Berruto, 19).
Il quarto scenario, infine, è quello di una crescente, ``per così dire irreparabile``, differenziazione regionale: diversi gruppi di regioni arriverebbero a esiti diversi circa la coesistenza di dialetto e italiano nel loro repertorio. Questo scenario, delle ``molte Italie``, confermerebbe l'evidente diversa vitalità sociale attuale dei dialetti a seconda delle aree geografiche della Penisola, vitalità che raggiunge il suo massimo - come sappiamo - nella nostra regione, ed il suo minimo nelle regioni del Nord-Ovest.
Nella sede in cui prefigurò questi scenari, Berruto si pronunciò per una maggiore probabilità del quarto scenario, e quindi ``perdita progressiva del dialetto in certe regioni e suo mantenimento, e continuato vigore, in altre regioni``.
Tuttavia, riprendendo la questione a qualche anno di distanza (Gaetano Berruto, Come si parlerà domani: italiano e dialetto, in AA.VV.,Come parlano gli italiani `{`a cura di T. De Mauro`}`, La Nuova Italia 1994), anche alla luce:
a) di nuovi dati DOXA che indicano un arresto parziale della tendenza all'abbandono del dialetto, e un aumento del comportamento bilingue in concomitanza con la diminuzione di coloro che usano esclusivamente il dialetto o l'italiano;
b) dell'emergenza di alcuni sintomi che inducono a ritenere che ``il dialetto nei primi anni novanta si stia avviando a perdere il valore negativo di collocazione sociale bassa e svantaggiata, di discriminazione di prestigio ecc., e stia diventando da questo punto di vista assai più neutro``;
Berruto ritiene di trovarsi di fronte alla realizzazione incipiente del primo scenario prefigurato.
Infatti la frequenza e la normalità della commutazione di codice e dell'enunciazione mistilingue potrebbero preludere al raggiungimento di una condizione di stabilità, equilibrio e ampia compatibilità tra italiano e dialetto, ``ciascuno ben consolidato nei suoi propri domini e con una possibilità di sovrapposizione funzionale nei domini per così dire di mezzo``(Berruto, 23).

TRA NATURA E STORIA

La locanda è situata nelle terre del Piave, dove si combatterono le aspre battaglie che caratterizzarono la Prima Guerra Mondiale, di cui proprio quest'anno ricorre il centenario. Questi luoghi costituiscono una suggestiva testimonianza del passato.