L'ITALIANO NEL VENETO (ITALIANO REGIONALE E POPOLARE)

Luciano Canepari con l'opera Lingua italiana nel Veneto. Seconda edizione, Padova 1987, ha circoscritto e definito i significati di italiano regionale e di italiano popolare. Secondo Canepari, 30, i due concetti ``generalmente sono legati, e conviene farli emergere per contrapposizione coll'italiano standard`` ed è meglio quindi ``procedere separatamente ai tre livelli d'analisi: vocabolario, grammatica e pronuncia``.
Talvolta il singolo parlante non conosce la forma lessicale standard normale e perciò la rimpiazza con la forma che conosce meglio e cioè quella del proprio dialetto, italianizzandola più o meno nella pronuncia e nel comportamento grammaticale. Talvolta, al contrario, il parlante insicuro, quando è in dubbio se una forma presente nel dialetto sia accettabile in italiano, tende a sostituirla con una corrispondente non presente nel dialetto. Perciò spesso cascare, faccia, scancellare sono sostituite per ipercorrettismo da cadere, viso, cancellare.
Per quanto riguarda la pronuncia, secondo Canepari, 31, ``è regionale ciò che deriva dall'influsso diretto o indiretto dei dialetti di sostrato e/o di adstrato. Ciò si riferisce sia alle caratteristiche trasportate nella lingua direttamente dal dialetto, sia a quelle ottenute come risultato, comune a molti parlanti, nel tentativo d'allontanarsi dagli elementi dialettali o sentiti (erroneamente) come dialettali``. Invece la pronuncia è popolare quando ``le peculiarità d'esecuzione, individuale o anche collettiva, sono determinate da influssi analogici con altre forme, spesso senza nessuna relazione concreta. Rientrano in questa categoria gli spostamenti d'accento, le sostituzioni di gruppi consonantici poco comuni con altri più familiari e frequenti, l'uso atipico di consonanti doppie e semplici o di vocali spesso legati a influssi di false etimologie, più o meno inconsce``.
Anche a livello grammaticale sono regionali quei fenomeni che dipendono direttamente o indirettamente dal dialetto e che non hanno un'estensione areale molto ampia. Inoltre è importante per definire tale livello anche l'opinione degli ascoltatori: se i corregionali ``accettano`` un determinato fenomeno grammaticale ed invece gli eteroregionali lo sentono come ``strano``, esso può essere definito regionale.
Sono rilevanti nel giudizio anche i parametri di frequenza, diffusione e tipicità. Quindi, secondo Canepari, sono regionali (o anche areali) usi come *Sono dietro a scrivere, *Se potessi facessi / *Se potrei farei per Sto scrivendo, Se potessi farei, anche se generalmente queste forme sono evitate da persone di media cultura. Sono invece nettamente popolari quelle peculiarità grammaticali che sono indipendenti dal dialetto, e che vengono determinate invece da formazioni analogiche su altre parole regolari. Canepari, 33, cita ad esempio forme come *vada(no), *stàsse(ro) per vada(no), stésse(ro), sul modello di badi(no), vari(no), restasse(ro), bastasse(ro).
Anche i concetti di modalità, stile, registro, collocazione sono determinanti per definire gli usi linguistici regionali, per non parlare degli enunciati mistilingui e degli inserti dialettali nell'italiano regionale o popolare. Rilevante è pure la condizione di consapevolezza del parlante: se questa esiste, le forme dialettali (o sentite come tali) in questione vengono comunicate con determinate caratteristiche paralinguistiche.
Quindi entrano in gioco nell'analisi e nella classificazione tutti i fattori della variazione sociolinguistica, pragmalinguistica, geolinguistica e statistica, tenuto conto anche del fatto che ``per i dialettofoni che usano l'italiano, il dialetto è una continua fonte d'interferenza sulla lingua, per trasposizione d'elementi e per influssi analogici, che tendono a generalizzare anche determinati meccanismi col risultato di semplificare `{`…`}` le strutture della lingua stessa`` e, al contrario, anche dell'esistenza del procedimento opposto: l'ipercorrettismo, che fa sì che ``il parlante sia portato a evitare e reprimere le forme dialettali, non ritenendole corrette e adeguate, anche quando queste siano comuni alla lingua. Ma generalmente il parlante non lo sa o, se lo sa, ritiene che gli ascoltatori possano non saperlo, per cui giudica più sicuro non mettersi nella condizione di poter essere giudicato un 'incolto ignorante'`` (Canepari, 35).

TRA NATURA E STORIA

La locanda è situata nelle terre del Piave, dove si combatterono le aspre battaglie che caratterizzarono la Prima Guerra Mondiale, di cui proprio quest'anno ricorre il centenario. Questi luoghi costituiscono una suggestiva testimonianza del passato.